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cover story














             Sull’Italia soffia il forte vento




             neostatalista e antindustriale





             C     ome non fosse già abbastanza  di questo numero, stimolati dall’in-  di nemico». Una presa di posizione
                                               tervento di Francesco Buzzella, presi-
                                                                                 netta quella di Buzzella che ha conti-
                   impegnativo alzarsi ogni gior-
                                                                                 nuato: «D’altronde cosa possiamo
                   no per acquisire clienti e mer-
                                               dente di Assoindustria Cremona, al-
                   cati, nonostante il peso morto  l’Assemblea generale degli industria-  pensare quando il primo provvedi-
             della burocrazia e delle troppe tasse  li cremonesi. Un discorso duro: «Le  mento preso col decreto dignità è sta-
             (ma gli imprenditori sono abituati,  imprese e gli imprenditori di questo  to proprio a scapito dell’occupazione,
             ma non rassegnati, a questo tour de  Paese hanno il diritto di reclamare il  facendo una equazione che equipara
             force), ora ci si mette anche la politica  giusto rispetto. Un rispetto che è lega-  il concetto di precariato a quello di la-
             a contrastare le imprese, dalle piccole  to alla nostra storia economica, alla  voro a termine».
             alle grandi. Questo governo, infatti,  tradizione manifatturiera, alla cultura  Di fronte a questa situazione para-
             ha cominciato a riscrivere le regole  votata all’intraprendere, alla capacità  dossale (con taglio di risorse all’alter-
             del lavoro e dell’economia nel vec-  di generare valore in quello che fac-  nanza scuola-lavoro e alla formazio-
             chio lessico antindustriale e pauperi-  ciamo. Se l’Italia non avesse potuto  ne 4.0), sono in molti a sostenere un
             stico. Avanza un radicalismo anti li-  contare su un sistema industriale ca-  ritorno agli Anni Cinquanta e Sessan-
             berale che vede nel capitalismo il suo  pace di reagire avremmo potuto subi-  ta nei quali si respirava la fiducia nel
             nemico e che quindi, va a colpire il  re una sorte molto simile a quella gre-  futuro e il Paese non era ancora strito-
             cuore del territorio manifatturiero del  cia».                      lata da burocrati, scartoffie e tasse a
             Nord, cioè la piccola e media impre-  E ancora: «Non avevo mai sentito  dismisura; artigiani e industriali inve-
             sa. Il mondo produttivo comincia a  nessuno definire gli imprenditori co-  stivano, si sentivano protagonisti di
             dare segni di nervosismo sentendo  me “prenditori”. Nessun paese svi-  un progresso che stava cambiando gli
             soffiare sulla propria pelle un sempre  luppato necessita più dell’Italia di  italiani. E che portò L’Italia a diventa-
             più forte vento neostatalista che si fa  maturare un moderno sentimento fa-  re il secondo Paese manifatturiero in
             beffe delle migliaia di piccoli, medi e  vorevole all’impresa, una cultura del-  Europa e la quarta potenza industriale
             grandi imprenditori sulle cui spalle  la crescita che abbandoni una volta  al Mondo (ancora nel 1992: più ricchi
             poggia il progresso economico e so-  per tutte il paradosso per cui si chiede  di inglesi e francesi). Si stava meglio,
             ciale del Paese. Da qui le prime mani-  giustamente lavoro, occupazione,  insomma, quando si stava peggio, co-
             festazioni in piazza.             crescita e sviluppo, ma si guarda an-  me spesso si dice.
               Questo è il cuore della cover story  cora alle imprese come a una specie  Le testimonianze.


























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